È possibile registrare o videoregistrare un’assemblea di condominio?

18 Marzo 2024

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AUTORE: Avv. Ruggero Armani

TAG: Assemblea, Condominio

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INDICE CONTENUTI
1. INTRODUZIONE ALLA REGISTRAZIONE DELLE ASSEMBLEE CONDOMINIALI
2. PRINCIPI LEGALI E SENTENZE DI RIFERIMENTO SULLA REGISTRAZIONE DI CONVERSAZIONI
3. LIMITAZIONI E CONDIZIONI PER LA REGISTRAZIONE LEGALE
4. REGISTRAZIONE DELLE ASSEMBLEE CONDOMINIALI: ASPETTI LEGALI E GIURISPRUDENZIALI
5. DIFFERENZE TRA AUDIO-REGISTRAZIONE E VIDEOREGISTRAZIONE IN ASSEMBLEA
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Al giorno d’oggi nulla è più semplice che registrare o video registrare ciò che accade intorno a noi; basta un telefono cellulare per riprendere, anche senza farsene accorgere, chi ci sta vicino.

Ma è lecito registrare una conversazione privata senza avvisare chi viene registrato?

E, in particolare, è lecito registrare un’assemblea condominiale?

Prima di affrontare il tema specifico collegato all’assemblea condominiale, esaminiamo la questione da un punto di vista più generale.

«Chi parla dinanzi ad altre persone accetta il rischio di essere registrato». Sulla scorta di questo principio, la Cassazione (Sent. n. 18908/2011) ha stabilito la libertà di registrare un colloquio all’insaputa dei presenti, siano essi estranei, amici, familiari o anche condomini dello stesso edificio.

La registrazione dunque non determina alcuna lesione della privacy o della riservatezza della conversazione, posto che il file resta pur sempre in mano a chi ha partecipato alla discussione ed è quindi già al corrente del suo contenuto (Cass. S.U. sent. n. 36747/2003).

L’importante dunque è che il contenuto della conversazione, e il file con la registrazione audio, non venga divulgato: non deve quindi essere pubblicato su Internet o diffuso via chat o WhatsApp o tramite altri strumenti di riproduzione a terzi. Diversamente, si commette un reato per violazione della normativa sulla privacy (Art. 167 D.Lgs. 196/2003).

L’unico uso che si può fare della registrazione è quello rivolto alla tutela di un proprio diritto eventualmente leso: il che significa che il file può essere allegato a una denuncia o portato sul banco del giudice, come prova, nel corso di una causa o comunque esibito a un’autorità che abbia l’obbligo di provvedere a controlli o accertamenti.

Esistono altri due importanti limiti alla possibilità di registrare una conversazione all’insaputa dei presenti:

  • chi registra deve essere materialmente presente alla discussione, anche se non attivamente partecipe (non è necessario quindi che parli anch’egli); non è pertanto possibile lasciare il registratore in un luogo e poi allontanarsi ingenerando nei presenti la convinzione di non essere ascoltati;
  • non ci si deve trovare nel luogo di privata dimora del soggetto registrato o all’interno della sua auto; diversamente, si commette il reato di indebite interferenze nella vita privata altrui.

Se queste sono le regole generali sulla liceità delle registrazioni di conversazioni private, vediamo come si adattino all’ambito condominiale.

Alla luce di quanto sopra riportato, sembrerebbe lecito registrare una riunione di condominio, pur all’insaputa degli altri presenti. E ciò perché non sussiste nessuno dei due limiti appena enunciati. Il luogo ove si svolge la riunione, infatti, non è quasi mai la dimora di uno dei condomini ma spesso coincide con una parte comune dell’edificio (ad esempio, il garage, l’androne, lo studio dell’amministratore o un locale preso in locazione).

Parte della giurisprudenza osserva che non si verifica la lesione alla privacy dei partecipanti, in quanto la registrazione non dà luogo alla compromissione del diritto alla segretezza della comunicazione, il cui contenuto viene legittimamente appreso solo da chi palesemente vi partecipa o assiste. In particolare, la registrazione fonografica di una conversazione o di una comunicazione, ad opera di uno degli interlocutori, e all’insaputa dell’altro (o degli altri), non costituisce intercettazione, difettandone il requisito fondamentale, vale a dire la terzietà del captante, che dall’esterno s’intromette in ambito privato non violabile (Cass. pen., Sez. Unite, 28/05/2003, n. 36747).

In assenza di puntuali disposizioni del regolamento contrattuale/condominiale, il presidente dell’assemblea non può discrezionalmente negare la registrazione fonografica, stante il diritto del singolo condomino di controllare il procedimento di formazione della volontà assembleare, al punto che il rifiuto del presidente può essere impugnato ex articolo 1137 c.c, per vizio del procedimento assembleare (Trib. Foggia 11 giugno 2009; Trib. Bologna 25 marzo 1999, n. 596).

In ogni caso, si possono audio-registrare le conversazioni che avvengono nel corso di un’assemblea condominiale se l’audio serve a difendere un diritto proprio. Conferma è stata data dal Regolamento UE n. 2016/679, che esclude l’applicazione della disciplina europea sulla tutela della privacy ai trattamenti di dati personali «effettuati da una persona fisica per l’esercizio di attività a carattere esclusivamente personale».

È importante sottolineare, però, che nonostante ogni partecipante all’assemblea abbia il diritto di registrare durante l’assemblea, egli è tenuto a non divulgare il contenuto a terzi non presenti durante l’assemblea. In caso contrario incorrerebbe nella realizzazione di un reato, vale a dire quello integrante il cosiddetto “trattamento illecito di dati”, disciplinato dall’articolo 167 D.Lgs. 196/2003; in tal caso il Pubblico ministero, quando ha notizia del reato ne informa senza ritardo il Garante.

Il Garante trasmette al Pubblico Ministero, con una relazione motivata, la documentazione raccolta nello svolgimento dell’attività di accertamento nel caso in cui emergano elementi che facciano presumere l’esistenza di un reato. La trasmissione degli atti al pubblico ministero avviene, al più tardi, al termine dell’attività di accertamento delle violazioni delle disposizioni di cui al presente decreto. Quando per lo stesso fatto è stata applicata a carico dell’imputato una sanzione amministrativa pecuniaria dal Garante e questa è stata riscossa, la pena è diminuita.

Nel caso, invece, di una videoregistrazione della riunione esistono gravi difficoltà.

Il garante in materia della Privacy ha così affermato sul punto della questione: l’assemblea condominiale può essere videoregistrata, ma solo con il consenso informato di tutti i partecipanti. La documentazione, su qualsiasi supporto, deve essere conservata al riparo da accessi indebiti.

La videoregistrazione è, perciò, possibile purché ci sia il rispetto di due prerogative fondamentali: il consenso informato di tutti i partecipanti al condominio e l’idonea conservazione della videoregistrazione.

Sotto il primo profilo occorre osservare come il consenso debba essere espresso, in modo chiaro e mediante una dichiarazione, agevolmente documentabile in forma scritta, necessaria per evitare possibili contestazioni. Il consenso deve essere espresso prima dell’assemblea e non può mai essere presunto o ricavabile da un comportamento concludente.

Inoltre, in base anche al principio di accountability, previsto dal GDPR, sarà onere dell’amministratore dimostrare di avere adottato, in ragione delle proprie attività, un processo complessivo di misure tecniche e organizzative per la protezione della videoregistrazione, volte a ridurre al minimo il rischio di violazione o di perdita anche accidentale di dati.


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